RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO:
Dopo il 7 maggio: la speranza di Sant'Agostino
E adesso, dopo l'entusiasmo (e la fatica) delle iniziative del 6 e 7 maggio, "Emergenza cultura",
il movimento cresciuto in pochi mesi, di oltre... (
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E adesso, dopo l'entusiasmo (e la fatica) delle iniziative del 6 e 7
maggio, "Emergenza cultura", il movimento cresciuto in pochi mesi, di
oltre 100 Associazioni, 22 sigle sindacali e 9 fra partiti e movimenti
politici, ha deciso che questa esperienza - preziosissima - non possa
che essere
l'inizio di un percorso.
Nato per contrastare
la deriva che ha investito il nostro patrimonio culturale e paesaggio
attraverso le riforme Franceschini e leggi quali SbloccaItalia, legge
Madia, Codice degli Appalti e ddl sul consumo di suolo, Emergenza
cultura è riuscito, in pochi mesi, a coalizzare un gruppo sempre più
vasto di persone, di esperienze, di conoscenze di altissimo livello
culturale, sociale, civico. Perché al contrario di chi ha pensato le
riforme del Mibact, lo strumento che ci ha guidato per contrastare
quello che riteniamo un gravissimo attacco all'art. 9 della
Costituzione, è stato il confronto, la discussione, l'ascolto reciproco
di posizioni diverse. Insomma, l'esercizio di quel senso critico che
riteniamo essere uno degli obiettivi primari cui porta la conoscenza del
nostro patrimonio culturale.
Lo si è capito benissimo nell'affollatissimo convegno del 6 maggio al Centro Congressi di Roma.
Tantissime le analisi,
i commenti, i racconti delle esperienze e delle iniziative che ruotano
attorno ai beni culturali e al paesaggio: quasi da sopraffare per
complessità e vastità dei problemi e del loro intreccio. Un’amplissima
disamina delle ragioni del patrimonio - dalle Soprintendenze agli
archivi, dalle Biblioteche ai Musei, ai cantieri di scavo - che ha
impietosamente rivelato lo stato di preparalisi di tantissimi Istituti e
luoghi della cultura, non più in grado di svolgere le funzioni loro
assegnate per una mancanza di risorse ormai più che decennale. Asfissia
aggravata dall'insipienza amministrativa che ha guidato gli ultimi
provvedimenti ministeriali, a partire da quello sulla mobilità interna
del personale, costretto ad un'autogestione imbrigliata in criteri
opachi e contraddittori.

Ma poi anche le iniziative "dal basso", di Comitati ed Associazioni, che
in questi tempi così faticosi si affiancano nell'opera di denuncia, ma
anche, spesso, svolgono un'efficace azione civica a tutela di patrimonio
e paesaggio.
E assieme, l'analisi puntuale dei provvedimenti normativi, nella
pericolosità derivante dal loro carattere sistemico; pur se farraginosi,
giuridicamente deboli e talora contraddittori, decreti e leggi di
quest'ultima stagione sono accomunati in realtà da una coerenza ferrea:
la ridefinizione sistematica della pubblica amministrazione mirata ad
una compressione radicale delle sue competenze e funzioni. Quelle
funzioni che permettono ad uno Stato degno della maiuscola, l'esercizio
dei principi costituzionali, compreso quindi l'art. 9.
Ma assieme, fra questi interventi troverete (sul sito
emergenzacultura.org)
l'analisi della latitanza e conclamata inadempienza del Ministero,
nell'insieme della sua componente dirigenziale, di fronte a qualsivoglia
funzione di programmazione di area vasta, a partire da quella cruciale
connessa alla pianificazione paesaggistica.
E lo svelamento articolato nel dettaglio e supportato da cifre e dati
inequivocabili del carattere velleitario, e spesso dannoso delle ultime
"invenzioni" della riforma: dalle Soprintendenze "olistiche" (e quindi
sulla necessità delle specializzazioni, non come territori circoscritti,
ma come rivendicazione della supremazia del sapere scientifico su
quello amministrativo), ai poli museali regionali (un limbo di strutture
eterogenee con finalità velleitarie quali i "sistemi museali
regionali") alla così detta Scuola del Patrimonio (un ircocervo senza
alcuna precisa visione culturale).
E, infine, e non certo per importanza, le ragioni del mondo del lavoro:
dalla delegittimazione costante del personale interno alle condizioni
incivili di precariato cui sono costretti ormai molte migliaia di
giovani che pur in situazioni al di sotto della dignità professionale
(dai tirocini, ai voucher, dagli stages ai contratti a 5 euro lordi
l'ora per studiosi spesso plurispecializzati e dottorati) contribuiscono
- tutti i giorni - e in modo sempre più determinante, a far funzionare
archivi, biblioteche e musei, a catalogare il patrimonio, a gestire
migliaia di cantieri archeologici l'anno.
Nella propaganda governativa delle riforme Franceschini e del
miliardo per la cultura,
non un solo centesimo è assegnato alla tutela del paesaggio, o per il
miglioramento delle condizioni professionali del personale - interno e
non - cui è affidato il compimento dell'art. 9.
Gli eventi di emergenza cultura, che hanno trovato una loro perfetta
continuità nel convegno - partecipatissimo - organizzato a Bologna dalla
locale sezione di Italia Nostra il 13 maggio, oltre ad un indubbio
successo mediatico, hanno ottenuto altri risultati straordinari: riunire
verso un obiettivo comune, gruppi che sinora avevano proceduto su
strade separate, e addirittura confliggenti.
Oltre al personale del Mibact, il mondo dell'Università, quello del
precariato, i sindacati, gli operatori culturali sul territorio, i
comitati civici, le Associazioni a tutela del patrimonio e di categoria,
partiti e movimenti politici, il mondo intellettuale che si sta
mobilitando in difesa della Costituzione per il No al Referendum.
Perché, come è stato sottolineato da molti, a partire da Salvatore
Settis, nella Costituzione - con sapiente costruzione - i vari articoli
si richiamano l'un l'altro, necessitandosi: così la difesa dell'art. 9,
si ricollega direttamente agli articoli 1, 3, 4, 33, 35, 36...
Credo che per i lavoratori del Mibact sia stato il momento dell'orgoglio
ritrovato, per quello delle Università, il rinnovarsi della
consapevolezza che la ricerca - ciò che lega tutela, valorizzazione,
insegnamento - è tale solo se pienamente libera e non ammette cesure
istituzionali, per i precari, la speranza che la loro condizione diventi
una battaglia allargata: perchè il futuro di questo Ministero passa
anche e soprattutto attraverso di loro. Inevitabile, adesso, che questa
esperienza prosegua e, accanto e oltre la denuncia, riesca a costruire
una diversa proposta per l'attuazione dell'art. 9.
Non sarà semplice, ma intendiamo "usare" le energie intellettuali e le
competenze emerse in chi si riconosce in "Emergenza cultura", innanzi
tutto per elaborare dei correttivi all'attuale quadro normativo e
proporre, di conseguenza, una diversa e più efficace attuazione di
quanto prescrive il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. È un
impegno complesso, soprattutto perché passa attraverso un obiettivo
ineludibile, che è quello dell'allargamento del "popolo dell'art. 9".

Abbiamo il dovere, prima di tutto, di ampliare la platea di chi
riconosce l'importanza cruciale di quell'articolo come strumento di
consapevolezza civile. La "democratizzazione" del patrimonio culturale è
un passaggio ancora incompiuto della nostra democrazia: dalla ristretta
platea di una colta élite di frequentatori di musei e monumenti, siamo
approdati alla folla dei turisti consumatori, teleguidata nelle scelte. È
successo in pochi decenni, senza mediazioni, anche per colpa nostra:
abbiamo il dovere di recuperare, in fretta e aiutare a costruire una
maggioranza di cittadini che, in quanto tali, rivendicano un diverso
modo di accesso al patrimonio, più consapevole e critico.
Dopo il 7 maggio, però, sappiamo di possedere entrambi i "figli" della speranza:
La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio.
Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle.
Sant'Agostino
LINK:
https://emergenzacultura.org/2016/05/15/t-montanari-elogio-del-custode/
EMERGENZA CULTURA - IL DOCUMENTO DEL MOVIMENTO:
https://emergenzacultura.org/2016/05/07/il-nostro-documento/