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sabato 31 marzo 2018

SCANDALO PIANI DI ZONA - Un frutto di scelte a dir poco incaute se non peggio, nonchè mancati controlli da parte del comune di Roma, dall'epoca della Giunta Veltroni e del successivo commissario prefettizio sino ad Alemanno e Marino. Dichiarazione UNAEP: I piani di zona di edilizia agevolata sono diventati una bomba sociale !

SIA LA GIUNTA VELTRONI CHE LA SUCCESSIVA AGESTIONE PREFETTIZIA DEL PREFETTO MARIO MORCONE, POI CANDIDATO DAL PD A SINDACO DI NAPOLI, SI ERANO LETTERALMENTE DANNATI L'ANIMA PER APPROVARE PRIMA DELLE ELEZIONI COMUNALI LA GRANDE MAGGIOR PARTE DEL PIANI DI ZONA DI EDILIZIA AGEVOLATA - RIVEDETEVI UN NOSTRO VIDEO DEL 2008 (!):

ECCO A DISTANZA DI ANNI COSA NE E' VENUTO FUORI !! 
LINK: http://www.askanews.it/cronaca/2018/03/26/roma-unaep-piani-di-zona-edilizia-agevolata-bomba-sociale-pn_20180326_00110/ Roma, 26 mar. (askanews) – “Quello dei piani di zona e dell’edilizia cosiddetta agevolata destinata ai ceti meno abbienti rischia di diventare nella Capitale una vera e propria “bomba sociale”. Parliamo di una gigantesca speculazione commerciale riguardante 125 piani di zona e 200mila immobili che ha portato alla compranvendita di migliaia di appartamenti acquistati a prezzi calmierati e rivenduti, spesso all’insaputa dei nuovi inquilini, a prezzi di mercato”. A denunciarlo è l’Unaep (Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici) che parla di una vera e propria “bolla” amplificata nel 2015 da una sentenza (n. 18135/2015) della Cassazione in base alla quale è stato chiarito che sussiste il vincolo del “prezzo massimo di cessione” dell’immobile costruito in regime di edilizia agevolata non soltanto per il primo trasferimento ma anche per tutti quelli successivi al primo, con il risultato che tutti i contratti stipulati a prezzo di mercato sono nulli per la sola parte relativa al prezzo e il venditore deve restituire la somma ricevuta in eccedenza. Un “tema rovente” a Roma che sarà discusso domani in un convegno organizzato dall’ Unaep in collaborazione con il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma a partire dalle ore 16.30 presso l’aula avvocati di Palazzo Giustizia a Piazza Cavour. Interverranno al dibattito, fra gli altri, Mauro Vaglio, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina, Luca Montuori, assessore all’urbanistica di Roma Capitale, Donatella Iorio, presidente della commissione urbanistica dell’assemblea capitolina, Andrea Magnanelli, vice segretario nazionale di Unaep e dirigente dell’avvocatura capitolina.

 UNA AMPIA RICOSTRUZIONE DELLO SCANDALO IN QUESTO SERVIZIO DEL TGR: AVETE

AVETE CAPITO PERCHE' VELTRONI E MORCONE SI ERANO DANNATI L'ANIMA PER FAR PARTIRE QUESTI PIANI DI ZONA ?

sabato 28 marzo 2015

Dopo la confessione di ieri di Luca Odovaine, ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni e poi anche del successivo commissario Prefettizio Mario Morcone, emerge in evidenza l'opaco rapporto fra i due, evidenziato da signicative intercettazioni... Indispensabili a questo punto approfondimenti, per accertare origini e sviluppo di tale rapporto, anche perchè la stagione di Morcone ha visto l'ex commissario prefettizio approvare BEN 150 atti, fra delibere ed accordi urbanistici, che hanno scritto, sovente in modo irreversibile, la storia urbanistica di parte delle nostre periferie !!!



Si riportano infine doverosamente le dichiarazioni in proposito dell'ex sindaco Walter Veltroni....
LINK: http://www.repubblica.it/politica/2014/12/07/news/veltroni_le_colpe_di_una_politica_ridotta_a_tessere_-_la_lettera-102310139/

Dall'indagine sul PD romano condotta da quel competente galantuomo che è Fabrizio Barca emerge una realtà DEVASTANTE, che sta fra l'altro trovando sempre più generalizzata conferma dagli sviluppi delle indagini.... Voci ancora non confermate segnalano una possibile seconda ondata di arresti sotto Pasqua, mentre l'ex capo di Gabinetto dell'ex sindaco Walter Veltroni -Luca Odevaine- ha iniziato a CONFESSARE ! In tutto questo, il commissario del PD romano Orfini, invece di proseguire in una doverosa azione di pulizia CHE FA ? Accusa di comportamenti mafiosi proprio quel Movimento 5 Stelle che si sta battendo per l'UNICA soluzione ormai praticabile per uscire da questo pantano, SCIOGLIMENTO dell'assemblea capitolina, e NUOVE elezioni comunali !!!


martedì 23 dicembre 2008

L'ALLARME SULLA ROMEO ERA STATO GIA' LANCIATO NEL 2004 DAL PRESIDENTE DELL'INPDAP AL SENATO

DAL CORRIERE DELLA SERA-EDIZIONE ROMA DEL 22 DICEMBRE 2008 -
L'ALLARME SULLA'IMPRESA ERA STATO GIA' LANCIATO AL SENATO NEL 2004 DA MARCO STADERINI, CHE, DIVENUTO PRESIDENTE DELL'INPDAP, AVEVA DOVUTO CONSTATARE, FRA 1995 E 1996 UNA RIDUZIONE DEI REDDITI DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELL'ENTE, DAL 3% DEL 1995, AD UN AMMANCO DEL 6% DEL 1996 !!
VOGLIAMO RIFLETTERE, TENENDO PRESENTE CHE ROMEO HA GESTITO IL PATRIMONIO IMMOBILIARE DEL COMUNE DI ROMA AL 1997 AD OGGI, QUANTO HA PERSO, OSSIA QUANTO ABBIAMO PERSO NOI CITTADINI, IN TERMINI DI REDDITIVITA' DI UN PATRIMONIO CHE DOVEVA SERVIRE A RIDURRE LE NOSTRE TASSE E A DARE UNA MANO AI CITTADINI IN DIFFICOLTA' ???

lunedì 10 novembre 2008

DOPO ANNI ANCHE LA REPUBLICA SCOPRE IL "NUOVO SACCO DI ROMA" OPERATO AL TEMPO DELLA GIUNTA VELTRONI: ERA ORA !

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO DA M. PAOLOZZA:

Trovato su: http://eddyburg.it/article/articleview/12113/0/39/
Il Sacco di Roma
Data di pubblicazione: 05.11.2008
Un servizio di Alberto Statera e un’intervista di Francesco Erbani a Vezio De Lucia, da: La Repubblica, 5 novembre 2008

Il peggio non è mai morto: Settecentocinquanta ettari edificabili nelle campagne.
E sulla capitale si prepara a cadere una nuova ondata di cemento

di Alberto Statera.

(ERA ORA !! FINALMENTE SE NE SONO ACCORTI !!)
"Tor Pagnotta, Bufalotta, Malafede, Magliana, Casal Boccone, Castellaccio, Murate. Un arcano spregiativo segna nei nomi i confini dell’ormai smisurato impero palazzinaro del terzo millennio, che dalle rarissime e dolci denominazioni come Romanina e Madonnetta non può sperare riscatto. Mentre i nuovi re di Roma, come li ha chiamati Milena Gabanelli in una famosa puntata di stanno finendo in quei luoghi di accerchiare la capitale con una distesa di cemento pari a un’area grande come dieci volte quella di Parigi, accumulando ricchezze immense, il nuovo sindaco post-fascista Gianni Alemanno perfeziona il sacco prossimo venturo della capitale, che va sotto il nome di "housing sociale" e che si aggiungerà a quello già in corso. Venticinquemila nuovi appartamenti, 9 milioni di metri cubi, da costruire per cominciare su altri 750 ettari di quel che resta dell’Agro romano, dopo che 60 mila sono già stati cementati. I proprietari privati cedono terreni agricoli su aree vincolate per fare edilizia convenzionata a destinazione residenziale e in cambio ottengono l’autorizzazione a costruire su altri terreni per vendere a prezzi di mercato. L’"agricoltura d’attesa", come si definisce l’enorme estensione terreni tenuti lì incolti in attesa dell’edificabilità, torna a premiare gli astuti, pazienti palazzinari. Chi poi di pezzi di Agro ne aveva pochi, insediato Alemanno in Campidoglio, è corso a comprare con i soldi in bocca, pregustando lo skyline dei nuovi insediamenti, così fitti di palazzine che non ci passerà nemmeno un autobus.
Diceva Francesco Saverio Nitti: «Roma è l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo». Cent’anni dopo nessun quartiere può dirsi europeo tra i dieci chiamati burocraticamente "centralità", sui 18 previsti, che soffocano Roma con una nuova città da 70 milioni di metri cubi, praticamente una nuova Napoli incistata sulla capitale. Né l’europeizzazione è garantita dal piano regolatore, che Alemanno si appresta a sbullonare, varato dal sindaco Walter Veltroni in articulo mortis, esattamente cento anni dopo quello di Ernesto Nathan, il massone di origine inglese che rifiutò di firmare la voce di bilancio "frattaglie per gatti". Da dove il detto romanesco "nun c’è trippa pe’ gatti".
Oggi di trippa ce ne è in abbondanza per i nuovi palazzinari, pudicamente diventati immobiliaristi, che non sono più gli zotici capomastri che nei primi anni Settanta accorrevano al salvataggio della papale "Immobiliare Roma", precettati dal cardinal Marcinkus e dal vicepresidente e amministratore delegato del Banco di Roma Ferdinando Ventriglia, il banchiere democristiano che con i suoi fidi li teneva prigionieri. Oggi sono loro a possedere banche, banchieri, finanza, giornali, giornalisti, partiti politici, ministri, arcivescovi, sindaci e architetti. Sono loro a condizionare, nella crisi dell’economia globalizzata, gli equilibri periclitanti del capitalismo nazionale.
Enrico Cuccia trafficò con la cosiddetta ala nobile del capitalismo ormai estinta, il suo successore in Mediobanca Cesare Geronzi curò soprattutto l’ala ignobile di quel capitalismo cementizio che di un pezzo preponderante dell’economia nazionale si è impossessato, partendo da Malafede e da altri agri romani dalle cupe denominazioni. Fatta salva naturalmente la Madonnetta. Vedere per credere. Ma chi, pur nato a Roma, potrebbe credere in quel che vede se imbocca oggi, poniamo, via della Bufalotta? A Nord Est della capitale, tra la Salaria e la Nomentana, entri in un budello che si snoda per chilometri e chilometri tappezzato di pizzerie, discariche di pezzi di ricambio, tombini saltati, pittoreschi cartelli pubblicitari fai-da-te, solarium, benzinai, effluvi d’incerta natura e improbabili centri estetici. Ti viene da pensare in fondo che soltanto provinciali esteti come Pier Paolo Pasolini potevano amare questa Roma. E persino che andrebbe eretto un monumento equestre a quel palazzinaro milanese che oggi siede a Palazzo Chigi e tanti anni fa edificò Milano-2 e Milano-3 ottenendo, con l’aiuto di Bettino Craxi, non solo le licenze edilizie, persino lo spostamento delle rotte aeree che col rumore avrebbero potuto disturbare i futuri residenti.
Ma non è lungo il serpentone della Bufalotta o nei centri commerciali che lo circondano, alcuni dei 28 che in pochi anni sono spuntati intorno a Roma, che trovi la misura di questa città sovrapposta alla città, grande più o meno come Padova, capace di contenere 200 mila persone. Devi inoltrarti a destra e a sinistra, verso la Nomentana e verso la Salaria, dove verdeggiava il dolce Agro romano, oggi punteggiato dagli uffici-vendite delle palazzine. È lì che comincia un singolare viaggio tra letteratura, cinema e poesia con i toponimi che le giunte comunali hanno scelto, incuranti della scissione tra i nomi e il panorama circostante. Non lontano da viale Ezra Pound impera Pietro Mezzaroma, palazzinaro sostenitore del neosindaco postfascista Gianni Alemanno, caso di convergenza con le simpatie mussoliniane del poeta del toponimo. "Mezzaroma e figli" hanno costruito palazzine larghissime da otto piani appoggiate nel nulla, tra strisce d’asfalto coperte di rifiuti e campi disseccati. Come? "Secondo Mezzaroma", dice un enorme cartello pubblicitario plastificato, in spregio a via Robert Musil. Basta spostarsi un po’ ai lati del budello - sarebbe meglio dire bordello, ci corregge un signore che si è indebitato per comprare un appartamento con terrazzo sul nulla - per aggirarsi tra via Adolfo Celi, via Gian Maria Volontè e via Mario Soldati. Alle spalle di Ikea troneggiano gli immensi parallelepipedi dall’incerto colore di Francesco Gaetano Caltagirone, detto Franco o Francuccio, il re dei re di Roma, l’uomo più liquido d’Italia, come dicono le cronache finanziarie, titolare di un patrimonio di incalcolati miliardi di euro (forse 23) che dalla Bufalotta e da altre location periferiche della capitale è approdato a Siena, Rocca Salimbeni, dove è vicepresidente del Monte dei Paschi, a piazza Unità d’Italia, Trieste, con le Generali, in laguna con Il Gazzettino, a Napoli con Il Mattino, oltre che a Roma, via del Tritone, dove la figlia Azzurra, moglie di Pierferdinando Casini, presidia Il Messaggero, primo giornale della capitale. Non è il solo a dilettarsi con i giornali. Domenico Bonifaci, quello che ha appena imprigionato l’ingresso a Roma dalla via Flaminia con lo scempio degli immensi palazzoni che lambiscono la stretta striscia d’asfalto, controlla l’altro giornale di Roma, Il Tempo, mentre i fratelli Toti sono tra gli azionisti della Rizzoli-Corriere della Sera.
I palazzoni residenziali targati Caltagirone hanno sette, otto, dieci piani, poggiati tra buche, erbacce, immondizia. Chi comprerà mai l’invenduto ora che i mutui sono cari e vengono erogati dalle banche con il contagocce? Passeggia per via Cesare Zavattini, pace all’anima dell’umorista che viveva nel verde dei Castelli Romani, una giovane signora con il pupo in carrozzina. Non abbiamo il coraggio di interrogarla, ma leggiamo nei suoi occhi la disperazione esistenziale. Un appartamento di 90 metri quadri pagato (anzi da pagare con mutuo indicizzato) 320 mila euro per scarrozzare il neonato in questa landa da pionieri del Far West, una favela che prometteva lusso con le sue terrazze a mezzo melone, con parapetti a intarsio e piscine condominiali vuote, senza collegamenti. Metrò, autobus, strade, asili, scuole, servizi? Un sogno perduto. Dov’è Roma? Dove San Pietro, il Colosseo, il Quirinale? Caltagirone è in ogni dove, ovunque ci siano ettari di Agro da edificare, ma a Bufalotta, dove vende con l’"Inter Media Group" i suoi cuboni a 4 o 5 mila euro al metro, condivide la cementificazione praticamente con l’intera genia dei nuovi palazzinari. Lui è liquido, molti altri costruiscono per farsi con le banche, come si dice, la "leva finanziaria". Scavalchi via Riccardo Bacchelli, l’autore del "Mulino del Po", e t’imbatti in via Olindo Guerrini il poeta scapigliato detto "lo Stecchetti", che poetava: «Quando schizzan le sorche innamorate/ Dalle tue fogne, o Roma».
Bufalotta non è l’unico cuore della speculazione immobiliare di Roma, che ha creato una nuova classe di padroni del capitalismo italiano, è solo uno dei luoghi dove s’incrociano gli interessi di quasi tutte le famiglie palazzinare. Oltre a Franco Caltagirone, capo di una dinastia di origine siciliana di cui fanno parte il fratello Leonardo, che ha costruito il "Parco Leonardo" vicino all’autostrada per Fiumicino, e Edoardo, ci sono i Caltagirone Bellavista, sopravvissuti ai tempi di Andreotti ("a Frà, che te serve", chiedeva Gaetano al factotum andreottiano Franco Evangelisti), impegnati in varie, discusse operazioni immobiliari. E poi Bonifaci, Scarpellini, Mezzaroma, Parnasi, Todini, Erasmo Cinque, Pulcini, Navarra e Toti. Spesso si dividono le torte, ma qualche volta si scannano. Ultimo caso: i fratelli Toti vendono un terreno a Franco Caltagirone e poi dalla giunta Veltroni, che sta per concludersi, cercano di farsi autorizzare una variante per trasformare in residenziali altre aree a Bufalotta vicine a quelle che il re palazzinaro ha pagato fior di quattrini. L’operazione salta. Claudio Toti, il fratello del capoclan Pierluigi, la prende sportivamente e dice che in fondo la sua aspirazione è di andare a fare mozzarelle in Uruguay. Caltagirone, invece, non la manda giù e, eletto Gianni Alemanno sindaco, attacca il centrosinistra che ha governato per quindici anni: «Con Veltroni - sibila - Roma è andata a picco». Ma non concede appoggio preventivo al nuovo sindaco: «Ristoranti e pizzerie con Veltroni, con Alemanno torneremo alla tessera del pane». Persino Erasmo Cinque, intimo di Gianfranco Fini, ha già avvertito Gianni Alemanno: «Il rodaggio è finito» e ha preso di petto il sindaco che ha nominato all’Acea Giancarlo Cremonesi, pur suo collega palazzinaro e antico sodale di destra. L’ala sociale postfascista costringerà i palazzinari a una stagione di digiuno con l’"housing"? Difficile, più probabile che capiti il contrario visto il tono "proprietario" con il quale i potentati del mattone si rivolgono alla nuova giunta capitolina. Alemanno dice di voler riscrivere il piano regolatore veltroniano, che l’urbanista Pietro Samperi, autore di "Mezzo secolo di politica urbanistica romana - Dalle illusioni degli anni ‘60 alle disillusioni degli anni 2000", definisce il viatico per un sacco di Roma "subdolo e strisciante". E ha già provato a mettere i piedi nel piatto, bocciando il progetto di Renzo Piano per le Torri del ministero delle Finanze da abbattere all’Eur per fare 170 mila nuovi metri cubi di Toti, Ligresti, Marchini, con 400 appartamenti di superlusso davanti alla "Nuvola", il centro congressi firmato da Fuksas. Un affronto stilistico al quartiere mussoliniano - dice il sindaco - uno stravolgimento della skyline di Piacentini.
Sorridono i Caltagirone di ogni ramo, sorridono i fratelli Toti della Lamaro con i Parnasi, i Mezzaroma, i Bonifaci. Pensano già ai profitti che metterà in moto la fine dell’attesa per l’"agricoltura d’attesa", a tutto il cemento che coprirà le ultime, dolci colline dell’Agro. Gianni è un ragazzo semplice e appassionato. Ma anche lui capirà. Capirà chi comanda a Roma. E in Italia".
Parla l’urbanista Vezio De Lucia "I residenti calano crescono solo le case" , intervista di Francesco Erbani.
«La dissipazione della campagna intorno a Roma è una delle pagine più tristi dell’urbanistica negli ultimi decenni. Fra quelle alture e quei fossi è custodita la più grande riserva archeologica del nostro pianeta e altissimi sono i pregi paesaggistici». Vezio De Lucia, urbanista, ha vasta conoscenza di come siano cresciute le città italiane negli ultimi cinquant’anni. Di come si stiano trasformando, anche in epoca di bolle immobiliari e di subprime. E di quanto sia stata anomala l’Italia a livello europeo. Ha lavorato a Napoli, il paradigma del sacco speculativo negli anni fra il Cinquanta e il Settanta. Ha studiato, fianco a fianco con Antonio Cederna, lo sviluppo di Roma "a macchia d’olio", lo sviluppo strattonato dagli interessi della Società generale immobiliare e di proprietari fondiari che si chiamavano Gerini, Vaselli, Torlonia. Al quale si è accompagnato l’abusivismo edilizio.
Sulla scorta di queste esperienze, De Lucia osserva come sta cambiando Roma. «L’idea di Gianni Alemanno di costruire circa trentamila appartamenti nell’agro romano senza rispettare alcun disegno complessivo, accentua i difetti che il piano regolatore di Rutelli e Veltroni non ha mai corretto ed anzi ha peggiorato».
Quali difetti?
«A Roma si è realizzata una condizione abitativa terribile. Gli insediamenti si disperdono, la città si sta spappolando. Si aggravano i disagi per gli spostamenti e si rende più onerosa la costruzione di un sistema di trasporto pubblico efficiente, costretto a inseguire i brandelli di città».
Ma perché la città non si espande in maniera più regolata?
«Intanto va detto che i residenti a Roma diminuiscono. Crescono solo le case. E solo le case a libero mercato. Si consuma suolo. Non si interviene dove ci sarebbe più bisogno, per esempio per rimettere in sesto le periferie, come si sta facendo largamente in Europa. Insomma, si costruisce dove vogliono i possessori delle aree: restano loro i veri regolatori della crescita di Roma e di altre città italiane».
Dunque si costruisce male?
«La gran parte dei 15 mila ettari su cui a Roma si è edificato e si sta edificando presentano densità bassissime: si spreca molto spazio. Ma la gente in questi nuovi insediamenti non ha servizi, non ha mezzi pubblici efficienti. Si stanno creando dormitori inospitali. Si perpetua il meccanismo della "macchia d’olio", si costruisce in tutte le direzioni e non si interrompe, se non in minima parte, l’anomalia per cui la gente va ad abitare nelle zone periferiche e ogni mattina va a lavorare, in macchina, nelle aree centrali e semicentrali della città, che a loro volta si svuotano di residenti. E così abbiamo strade intasate e inquinamento insopportabile».
Si accentua anche l’anomalia di Roma, e non solo di Roma, rispetto alle grandi città europee?
«In Germania, in Francia, in Inghilterra hanno conosciuto prima di noi il fenomeno della dispersione abitativa. Ma stanno cercando di porvi rimedio, con interventi che limitano, anche drasticamente, il consumo di suolo. Basti osservare la Catalogna. C’è però un’altra differenza: la diffusione degli insediamenti nel Nord Europa segue prevalentemente i tracciati dei trasporti pubblici su rotaia. Vengono prima i treni, le metropolitane e dopo le case. Da noi abbiamo sempre seguito la strada inversa
».

venerdì 24 ottobre 2008

CENTRI COMMERCIALI IN CRISI: "E' GIUSTO TRASFORMARLI IN CASE POPOLARI" SECONDO L'ASSESSORE VELTRONIANO ALLA REGIONE LAZIO DANIELA VALENTINI

SECONDO L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA DELLA REGIONE LAZIO DANIELA VALENTINI, GIA' ASSESSORE DELLA GIUNTA VELTRONI AL COMUNE DI ROMA, VISTO CHE I GRANDI CENTRI COMMERCIALI SONO IN CRISI, E' GIUSTO TRASFORMARNE L AREE IN CASE POPOLARI, OVVIAMENTE -PENSIAMO- CON MUTUA SODDISFAZIONE DI GRANDE DISTRIBUZIONE E GRANDI COSTRUTTORI, DUE SPECIE NOTEVOLMENTE PROTETTE A ROMA IN EPOCA VELTRONIANA.
Questo l'articolo da cui è nato il video qui sotto del nostro canale web-tv.
Ma dove vanno a pescarle queste belle idee ???
E nell'interesse pubblico di chi l'assessore all'Urbanistica del comune du Roma Marco Corsini (vedi
, ha messo al lavoro i suoi uffici ? come dichiara nella stessa intervista....
SINDACO GIANNI ALEMANNO, E' D'ACCORDO ANCHE LEI CON LA BALZANA PROPOSTA DELLA VALENTINI ?

sabato 18 ottobre 2008

ANCORA SUL DEFUNTO PARCHEGGIO DEL PINCIO-INDAGA LA CORTE DEI CONTI

SULLA BASE DI UN ESPOSTO PRESENTATO DA ITALIA NOSTRA LA CORTE DEI CONTI STA INDAGANDO SULLA VICENDA DEL PARCHEGGIO DEL PINCIO, AL FINE DI VERIFICARE SE SIANO STATI REGOLARI SIA L'ITER PER IL RILASCIO DELLE VARIE AUTORIZZAZIONI, SIA LA PROCEDURA DI AFFIDAMENTO DEI LAVORI ALLA SAC DI EZIO CERASI, BUON AMICO DELL'EX SINDACO WALTER VELTRONI, E COGNATO DELL'ATTUALE PRESIDENTE DELLA NUOVA FIERA DI ROMA OTTAVIA ZANZI.
Leggete l'articolo cliccandoci sopra.

Nella stessa pagina altro articolo dal titolo "Eur, Foro Italico, S. Giacomo. Quella sottile voglia di dir no", in cui il giornalista Edoardo Sassi si sofferma sull'ampio riesame che è in corso da parte della Giunta Alemanno di alcuni dei più controversi interventi a suo tempo promossi dalla Giunta Veltroni, e che l'avevano vista sovente contrapposta ad associazioni, comitati, cittadinanza, che si opponevano ad interventi quali quelli all'Ex Fiera di Roma, alle Torri dell'EUR ed altri, segnalandone il fortissimo carattere speculativo.

domenica 7 settembre 2008

ANCORA A PROPOSITO DEL PARCHEGGIO DEL PINCIO-UNA EFFICACE RISPOSTA DI V.DE LUCIA A W. VELTRONI

PUBBLICHIAMO L'EFFICACE RISPOSTA DEL CELEBRE URBANISTA VEZIO DE LUCIA ALLA NOTA SUL CORRIERE DELLA SERA DI GIOVEDI 4 SETTEMBRE 2008 CON CUI WALTER VELTRONI AVEVA DIFESO IL PARCHEGGIO DEL PINCIO:

Trovato su: http://eddyburg.it/article/articleview/11865/0/39/
Caro Veltroni, quest'opera a Roma non serve
Autore: De Lucia, Vezio
Luogo originatio e data di pubblicazione: Il manifesto, 5 settembre 2008, 05.09.2008

Il vizio di dire cose non vere (una volta si chiamavano “bugie”) pervade tutti i settori dello schieramento parlamentare, sembra. Il Pincio offre un’occasione all’ex sindaco.
Sul Corriere della Sera di ieri, Walter Veltroni, difendendo, ovviamente, il parcheggio del Pincio, sostiene che Roma ha bisogno «di un coraggioso programma per i parcheggi». Benissimo. Saremmo tutti molto grati all'ex sindaco se ci dicesse qual è il coraggioso programma che prevede il parcheggio del Pincio. Se esiste, la discussione finora asfitticamente limitata a una sola opera, potrebbe estendersi vantaggiosamente a tutte le soluzioni previste per l'accessibilità al centro storico, e sarebbe questa la scala giusta per valutare compiutamente la necessità dello scempio del Pincio, e per verificare eventuali altre soluzioni.
Qui ricordo solo che Walter Tocci, quando era vicesindaco e assessore alla mobilità, escluse proprio le aree del centro storico dal piano urbano dei parcheggi. Se è stato fatto un nuovo programma, cambiando la meritoria decisione di Tocci, allora discutiamone. Non dimenticando le disponibilità residue del vecchio parcheggio sotto al galoppatoio di villa Borghese e quelle del nuovo parcheggio in costruzione all'angolo fra ponte Margherita e via Arnaldo da Brescia, a poche decine di metri da piazza del Popolo. Veltroni afferma poi che il 90 per cento dei posti macchina previsti sono destinati ai residenti.
Ma egli certamente sa quant'è difficile garantire il rispetto di questi obiettivi. E com'è facile che nella categoria dei residenti, oltre alle famiglie, siano compresi anche quanti nell'area del Tridente esercitano professione o attività economica, siano proprietari degli immobili o vantino altri titoli che legittimano la titolarità a un posto macchina al Pincio. Servirebbero una severità e una determinazione nella tutela del centro e nel contrastare le destinazioni a parcheggio che a Roma non hanno mai avuto cittadinanza. Cito, per esempio, la repellente sistemazione intorno al Palazzo di giustizia di piazza Cavour, dove i marciapiedi e una porzione di strada sono stati sottratti ai pedoni e difesi da catenelle e squallide recinzioni per essere trasformati in parcheggi riservati ai funzionari degli uffici giudiziari.
Allo stesso uso è stato destinato lo spazio verso il lungotevere davanti all'ex Casa del mutilato. Non si capisce perché alcuni lavoratori - i magistrati, i dipendenti di Camera e Senato e altre categorie del pubblico impiego - debbano beneficiare di così vistosi favoritismi a spese degli altri cittadini e del decoro urbano. Eliminando ingiustificati privilegi si potrebbero recuperare centinaia di posti macchina da destinare agli abitanti e al miglior uso dello spazio pubblico. Ancora un'osservazione all'articolo di Veltroni, là dove sostiene che è stata ed è «sacra» l'area del Pincio, così come tutta villa Borghese. E ricorda che negli ultimi anni tutti gli edifici sono stati ristrutturati e riportati alla loro antica meraviglia. Non è esattamente così. Nell'ultimo libro di Paolo Berdini, La città in vendita , c'è la fotografia della Casina Valadier al Pincio, dove si vede che sono state sopraelevate arbitrariamente le terrazze di copertura. Si legge inoltre che un ettaro della villa è stato privatizzato e destinato all'uso esclusivo dei clienti della Casina.
Poi, ci informa sempre Berdini, in villa Borghese è stato addirittura costruito un teatro, con relativo parcheggio: un'iniziativa degli eredi per onorare la memoria del probabilmente benemerito costruttore Silvano Toti. Non sono precedenti confortanti.

lunedì 18 febbraio 2008

APPROVAZIONE PRG-ROMA NEGATO L'ACCESSO AI CITTADINI

IN OCCASIONE DELL'APPROVAZIONE DEL PRG DI ROMA E' STATO NEGATO L'ACCESSO ALL'AULA AI CITTADINI ED AI RAPPRESENTANTI DEI COMITATI E DELLE ASSOCIAZIONI LOCALI, FRA CUI ITALIA NOSTRA, MENTRE IN AULA ERANO PRESENTI NUMEROSI RAPPRESENTANTI DI GRANDI AZIENDE COSTRUTTRICI
Alleghiamo in proposito un interessante comunicato del MEET UP "NON SOLO GRILLI DI ROMA"

(Inviato dal Meet Up "Non solo Grilli a beppegrillo-17 " il 17 febbraio 2008)
Beppe Grillo ha pubblicato la lettera e l'esposto che abbiamo presentato con alcuni cittadini membri di comitati territoriali per evidenziare che ci è stato impedito di assistere alla seduta del Consiglio Comunale, diritto che è garantito costituzionalmente.I consigli comunali devono essere aperti ai cittadini. Chi lo impedisce va denunciato. I sindaci e gli assessori non tollerano la presenza dei loro datori di lavoro. Preferiscono invitare i commensali della torta pubblica: industriali, lobbisti, costruttori. Io non voglio più tollerare questa situazione di esproprio della democrazia.Lo spazio costituzionale e democratico dei cittadini si riduce sempre di più: non possono scegliere il candidato, sono ignorate le proposte di legge popolare, non sono consultati sul programma elettorale, sono cancellati i referendum.I ragazzi del Meet Up di Roma non hanno potuto assistere al consiglio comunale. Si approvava l'ultimo atto di Topo Gigio: il nuovo piano regolatore. Il Meet up ha presentato un esposto alla Questura di Roma e si riserva di denunciare Veltroni e i suoi assessori alla Procura. Il blog, con i suoi avvocati, se richiesto, darà un aiuto. Stay tuned.Controlliamo i nostri dipendenti con l'operazione: "Fiato sul collo".
L'altro giorno è successa una cosa di una gravità inaudita a Roma, nella sede della massima istituzione democratica locale e cioè il Consiglio Comunale. Si teneva la seduta di discussione ed approvazione da parte del Consiglio del Nuovo Piano "Regalatore" di Roma di Veltroni. Passi (si fa per dire) che si tratta di un piano regolatore voluto fortemente dai costruttori. Passi (si fa sempre per dire) che è un piano dove non sono state accettate le centinaia di osservazioni di comitati e associazioni che chiedevano maggiori tutele e regole per i beni ambientali e culturali.
Un piano che permetterà varianti in tutti i quartieri di Roma senza più passare in consiglio comunale, che non tutela il verde pubblico e gli standard urbanistici dei singoli quartieri e senza una valida "rete ecologica".
Un piano che permetterà di demolire e ricostruire in centro storico senza la garanzia di un piano di recupero, che cancellerà le memorie storiche di Roma permettendo di demolire gli antichi casali e gli edifici di archeologia industriale che erano tutelati dal "piano delle certezze".
Un piano che non risolverà il problema della casa perchè permette di finanziare con risorse pubbliche le ville e gli appartamenti voluti dai costruttori invece di utilizzare i fondi per costruire alloggi di proprietà pubblica.
Quello che però NON DEVE E NON PUO' PASSARE è che i cittadini romani, A CASA LORO, siano tenuti pretestuosamente fuori dalla Sala del Consiglio mentre è in atto la finta discussione di approvazione!
Infatti il piano è stato votato da TUTTA la maggioranza di sinistra in un'aula del consiglio comunale mezza vuota, con la presenza di costruttori e imprenditori edili (sembra espressamente invitati) mentre e' stato impedito l'accesso ai rappresentanti dei comitati ed ai semplici cittadini che hanno chiesto per ore ai consiglieri comunali di destra e di sinistra di potere entrare SENZA RICEVERE ALCUN AIUTO!
Ci vuole la faccia tosta del dimissionario sindaco Veltroni che ha dichiarato: "un piano che e' stato approvato dalla democrazia della città" quando passerà invece alla storia come il sindaco che NON ha voluto la partecipazione della città non rispondendo MAI agli appelli delle associazioni e dei cittadini che gli chiedevano di fare applicare il regolamento della partecipazione pubblica (la cui applicazione è prevista dallo Statuto del Comune).
Il sindaco PR (come quello delle discoteche) ha fatto prima della nostra città quello che voleva e poi della sala del Consiglio Comunale il salotto di casa sua, decidendo pare AD INVITI (proprio come in discoteca!!!) chi far entrare e chi no, in modo che alle televisioni presenti fosse garantito il lungo applauso dei costruttori titolari del nuovo piano "Regalatore".
Quello che è successo è inaudito, inaccettabile ed ANTICOSTITUZIONALE.
Se questo è il modello Roma che Veltroni vuole esportare nel resto d'Italia, noi romani diciamo NO, GRAZIE. Abbiamo intanto presentato un esposto alla Questura di Roma raccontando i fatti e ci riserviamo di andare alla Procura della Repubblica di Roma per depositare, con l'ausilio dei nostri avvocati, formale denuncia dell'accaduto.MeetUp di Roma.

venerdì 15 febbraio 2008

NUOVO PIANO REGOLATORE DI ROMA


SUI RETROSCENA DELL'APPROVAZIONE DEL NUOVO PIANO REGOLATORE INVITO TUTTI GLI INTERESSATI A VISITARE L'ARTICOLO CHE VI PROPONGO AL LINK SOTTO ELENCATO (basta cliccarci sopra).
SI TRATTA DI UNA LETTURA PARTICOLARMENTE ISTRUTTIVA !!

http://www.archiwatch.it/2008/02/13/roma-approvato-il-nuovo-piano.html

Voglio infine sottolineare un dettaglio tecnico-giuridico che è più eloquente di ogni commento:
il Segretario Generale del Comune di Roma, Dr. Vincenzo Gagliani-Caputo HA RIFIUTATO DI APPORRE IL SUO VISTO SULLA DELIBERA DI APPROVAZIONE DEL NUOVO STRUMENTO URBANISTICO ! Secondo Panorama del 21 Febbraio 2008 Gagliani-Caputo avrebbe dichiarato "Non firmo ciò che non conosco" !.
In tale modo il Segretario Generale del Comune HA SCARICATO TUTTA LA RESPONSABILITA' GIURIDICO-AMMINISTRATIVA DELL'APPROVAZIONE DEL NUOVO PRG AI SINGOLI CONSIGLIERI CHE HANNO FIRMATO LA DELIBERA DI APPROVAZIONE ! e che un domani, in caso di ricorsi, denunce e quanT'altro POTREBBERO ESSERE CHIAMATI A RISPONDERE IN SOLIDO (oltre che penalmente, anche dal punto di vista civile) DELLA FIRMA DI ADESIONE DA LORO APPOSTA !
INTERESSANTE NO ?

lunedì 11 febbraio 2008

ROMA-PRG TRADIMENTO

Si va rapidamente all'approvazione del nuovo PRG di Roma, in una situazione caratterizzata da gravissime mancanze (un vero e proprio "tradimento" della città) in termini di trasparenza e legittimità. In questa drammatica situazione alcune forze politiche (Verdi, SD, PRC) che erano state vicino ai comitati ed alle associazioni battutisi contro tanti accordi di programma comune-grandi gruppi economici, e contro il venir meno della vivibilità, ad esempio nel Municipio IV per la delibera Bufalotta (n. 218/2007), ora chinano la testa nella prospettiva della formazione della nuova futura giunta e di nuovi importanti incarichi politici(P. Sentinelli ad es.candidata vicesindaco), e votano disciplinatamente, in violazione degli impegni presi con la cittadinanza !
Al PRG SEGUIRA' L'APPROVAZIONE DI ALCUNE DELIBERE PARTICOLARMENTE CONTESTATE, FRA CUI PROPRIO QUELLA BUFALOTTA !
CITTADINI, AFFLUITE IN MASSA IN CAMPIDOGLIO domani martedì 11 e mercoledì 12, VIGILATE, PRESSATE I VOSTRI ELETTI (X telefono, di persona, via email) SIA NEL CONGIGLIO COMUNALE CHE IN QUELLI MUNICIPALI!
PRETENDETE IL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI !
In una situazione in cui la poca trasparenza dell'iter del nuovo PRG E' DENUNCIATA ADDIRITTURA DA F.G. CALTAGIRONE (! Messaggero 7-2-08) dense nubi si addensano sul futuro della città, COME E' ELOQUENTEMENTE DENUNCIATO DA ITALIA NOSTRA ! (less)